Calcio e dittatura: la storia di Antonio Piovoso

Calcio e dittatura: la storia di Antonio Piovoso

Antonio Enrique Piovoso, nasce a La Plata, capoluogo della provincia di Buenos Aires, il 13 agosto del 1953. Tifosissimo del River Plate, il suo idolo sportivo era Hugo Orlando Gatti, conosciuto da tutti come El Loco Gatti, storico portiere di River, Boca e della nazionale argentina con la quale partecipò anche al mondiale del 1966 in Inghilterra.
Conosciuto comunemente come ‘el Tano’, tipico soprannome di argentini di origine italiana, aveva un look tipico degli anni ‘70: capelli lunghi, basette folte, barba incolta, pantaloni Oxford.

Cominciò a giocare nelle giovanili del Estudiantes La Plata, era portiere, nonostante fosse alto solo 1,77 cm, altezza non proprio ideale per quel ruolo. Fece lì tutta la trafila, ma non arrivó a debuttare mai in prima squadra, si dice che litigò con un dirigente e preferì cambiare aria. Dopo qualche altra esperienza in serie minori arrivò la grande occasione di giocare in Primera división, curiosamente proprio nelle fila dei nemici cittadini del Estudiantes, cioé Gimnasia y Esgrima La Plata.
Era l’anno 1973 e a 20 anni fu inserito nella rosa come terzo portiere dietro proprio al suo idolo Loco Gatti e al secondo Daniel Guruciaga. Era una grande occasione per lui, non era titolare, ma poteva essere l’inizio di un grande sogno. Il 19 aprile di quell’anno debuttò, subentrando a Guruciaga al minuto 41 del primo tempo, nello stadio La Paternal, contro Argentinos Juniors. Persero 2-0, ma non sfigurò. Circa un mese dopo, il 24 giugno, entrò al minuto 75, questa volta al posto di Gatti, contro All Boys, erano 2-2 ma alla fine persero 3-2. Dopo soli 4 giorni e questa volta nella stadio del Gimnasia, la scena si ripete.
Alla fine del primo tempo subentra di nuovo a Gatti sul risultato di 1-1 contro Rosario Central. Ma si ripete anche la stessa maledizione: al minuto 42 del secondo tempo un calcio di punizione di Aurelio Pascuttini, dà la vittoria a Central e questa volta la colpa è proprio sua, visto che il tiro non è proprio irresistibile e lui si lascia fuggire la palla.
Le cronache dei giornali dell’epoca furono impietose. Fu la sua ultima partita da professionista, quell’errore costò molto caro. Da quel momento la sua carriera continuò nelle serie inferiori, prima nella terza serie poi ancora più in basso. Fino al 6 dicembre del 1977. Era una tiepida giornata di fine primavera australe, degli uomini in borghese salirono negli uffici della Galleria Williams, nella città di La Plata. Lì Piovoso collaborava con uno studio di architetti, essendo lui studente all’ultimo anno di Architettura nell’UNLP (Universidad de La Plata). I sei uomini che entrano nell’ufficio facevano parte della task force del tristemente noto Batallón 601, organismo di spionaggio dell’esercito durante la terribile dittatura civico militare che seminò il terrore in Argentina tra il 1976 e il 1983. Non cercavano lui in realtà, chiesero di un certo ‘Mingo’, soprannome di Jorge Martina, sospettato di far parte del PCML (Partido Comunista Marxista Leninista). Nessuno rispose, finché Martina si presentò. Fecero girare tutti, lo picchiarono e prima di andare via, secondo le testimonianze raccolte, dissero, riferendosi a Piovoso “A vos te llevamos por pelo largo” (A te ti portiamo via perché hai i capelli lunghi”). I testimoni quando si girarono non videro più né Martina né Piovoso. Non si è certi sui motivi veri che portarono alla cattura di Piovoso, che non sembrava avere frequentazioni in ambienti politici sospetti, si dice che al massimo aveva svolto qualche attività di volantinaggio.

Qualcuno sostiene che fu catturato solo per essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato e per non fornire informazioni utili. Leggendo i documenti dei Juicios por la Verdad de La Plata, nei tristi e ammuffiti fogli del processo n°16.419, viene iscritto come Piovoso Mengarelli (il secondo cognome è quello della madre Elsa), da quel giorno maledetto si sa che fu portato nella Unidad 9 di La Plata, poi al centro clandestiono de La Cacha e successivamente fu recluso in una nave che trasportava carbone nel sud dell’Argentina.

Poi più niente. Antonio Enrique Piovoso aveva appena 24 anni, occhi azzurri, capelli lunghi, la sua camera era tappezzata da poster dei Beatles.
Da bambino coltivava il sogno di essere un giocatore di calcio, militò nell’Estudiantes La Plata, Gimnasia y Esgrima La Plata, Villa San Carlos, Atlético Mones Cazón, Athletic de Azul e Nación de Mar del Plata. Nel 1974 coronò il sogno di diventare giocatore professionista, anche se solo per tre partite. É stato l’unico calciatore professionista scomparso e mai più ritrovato durante quel periodo nefasto. Antonio el Tano Piovoso è uno dei trentamila desaparecidos.

“Il pericolo è immaginario ma la paura è reale” (Juan José Saer)

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