Le isole Aleutine, la culla delle tempeste

Le isole Aleutine, la culla delle tempeste

Nella terra degli Aleuti, Tanam Unangaa, la storia è passata spesso con la forza di una tempesta, a spazzare via tutto, a rimettere in discussione tutto e a far ricominciare tutto da capo.
Abitate da almeno 10 mila anni, erano popolate interamente da un gruppo di Inuit che si stanziarono e formarono il sottogruppo degli Aleuti, che attualmente sono circa 17mila, anche se non tutti sono ancora residenti nelle isole natie.

Un ponte naturale

Le Aleutine sono un gruppo di 69 isole vulcaniche, disposte ad arco da nord-est a sud-ovest. Di queste 55 sono poco più di uno scoglio, le rimanenti appartengono all’Alaska, tranne le isole Commander che appartengono alla Federazione Russa. Si estendono per circa 1900 km. Per avere un’idea più precisa da Roma a Mosca ci sono 2300 km e da Roma a Parigi 1100 km. Distanze enormi a fronte di un’estensione davvero piccola, avendo una superficie totale di 17670 kmq, inferiore a quella della Sardegna e l’isola più estesa è poco più grande dell’isola di Maiorca o se vogliamo un altro esempio, è la metà della Corsica. Le due isole principali sono Unimak (4000 kmq) e Unalaska (2700 kmq) dove troviamo il centro abitato più popolato che si chiama Unalaska, come l’isola, che conta poco più di quattromila abitanti, circa la metà di tutti gli abitanti delle isole. Il censimento degli Stati Uniti nel 2000 ha registrato una popolazione totale di 8162 abitanti. A differenza delle isole Diomede e St.Lawrence, il clima non è estremo, con inverni che non scendono sotto i -1 o -2 e con estati che arrivano anche a 15 gradi. Questa condizione climatica è dovuta a una zona di bassa pressione, chiamata anticiclone delle Aleutine, fenomeno del tutto analogo a quello dell’Islanda. Il clima è relativamente mite ma piove spesso, in qualsiasi mese e in qualsiasi stagione dell’anno: nebbia, pioggia, tempeste di vento e di neve. Con panorami finalmente paradisiaci, con la solita assenza di alberi e boschi, tipica di queste latitudini. Ma poi ancora pioggia, venti e tempeste.

Aleut woman, Attu, 1941 - Malcolm Greany - https://www.flickr.com/photos/12567713@N00/2667001144/sizes/o/in/photostream/
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La storia del popolo Unangan

Gli Aleuti vissero in pace e in armonia per millenni fino almeno al 1700, fino all’arrivo dell’immancabile Vitus Bering, l’esploratore danese che diede il suo nome a quasi tutto in quei posti, al mare, allo stretto e a tutta la regione geografica, la Beringia, che va dalla Siberia all’Alaska e che migliaia di anni fa non era coperta dal mare.
Era il 1741 quando Bering arrivó nelle isole, guidando una spedizione russa voluta dallo zar Pietro il Grande.
Arrivarono e in pochi anni sconvolsero per la prima volta il mondo aleutino, saccheggiando le isole e rendendo in pratica schiavi gli abitanti, che furono decimati a causa delle vessazioni a cui erano soggetti e ai lavori a cui erano costretti dai russi cacciatori di pelli di orso.
Dopo i primi anni però, spinti forse da pietà cristiana, cambiarono un po’ il modo di relazionarsi con i nativi, portando anche la loro influenza culturale e soprattutto religiosa, attraverso i matrimoni misti, tant’è che ancora oggi la maggior parte dei cognomi degli Aleuti è russo, con scritta americanizzata, ad esempio Debra Lekanoff è una deputata americana del partito democratico di origine aleutina e cognome russo.
Gli Aleuti furono così convertiti e battezzati secondo il rito della Chiesa Russa Ortodossa, abbandonando così piano piano la loro ancestrale religione animista, fatti di strane divinità, sciamani e strani culti, nonché probabilmente da strane sostanze che fanno vedere imprecisati sentieri luminosi. Lo stesso nome di Aleuta è stato imposto dagli invasori, tant’è che gli abitanti del posto non amano particolarmente questo nome, preferendo l’autoctono Unangan.
Nella località di Unalaska, la cui grafia corretta sarebbe in realtà Oonalaska, nell’omonima isola, è ancora ben visibile la bella chiesa ortodossa della Santa Ascensione.
Con la cessione dell’Alaska agli Stati Uniti nel 1867 anche le Aleutine divennero americane, mentre rimasero russe solo il gruppo delle isole Commander, le più occidentali, il cui unico villaggio abitato è Nikolskoye, 613 abitanti.

La grande storia

Fu durante la seconda guerra mondiale che un’altra tempesta sconvolse le isole.
Era l’alba del 3 giugno del 1942 quando la forza aerea giapponese, comandata dall’ammiraglio Kakuji Kakuta, attaccó la base navale americana a Dutch Harbor, il proto di Unalaska, senza però ottenere risultati di rilievo, tant’è che il giorno dopo l’operazione fu ripetuta, ancora una volta senza generare grossi danni agli americani.
In realtà l’attacco delle Aleutine da parte dei giapponesi era il piano B, il piano A era l’attacco alle Midway, che però fu un disastro totale, ecco perché questo divenne cruciale.
Il 6 giugno, un contingente di 1800 militari nipponici invase la piccola isola di Kiska e il giorno successivo l’isola di Attu, senza trovare la minima opposizione dai pochissimi abitanti, appena 42, che furono catturati e resi prigionieri di guerra.
Per la prima volta l’esercito del Sol Levante aveva occupato il territorio americano, fatto che fu celebrato in Giappone come un’impresa storica, suscitando il giubilo dell’intera nazione ma in realtà fu una conquista effimera e di nessun valore strategico, tanto che l’esercito americano non reagí immediatamente, lasciando il controllo delle piccole isole agli infreddoliti e spaesati giapponesi.

Truppa dell’esercito giapponese nell’isola di Attu, inverno 1943. Il fotografo fu catturato dalle truppe americane. - Foto Public Domain

L’11 maggio 1943 gli Usa cominció le operazioni per recuperare le isole, il 30 maggio era già tutto finito.
Fu una battaglia intensa e complicata, vista la strenua resistenza nipponica, gli americani lasciarono sul campo 549 soldati e più di mille feriti. I giapponesi persero quasi tutto il contingente, 2351 morti, di cui non tutti in battaglia, alcuni si suicidarono prima di subire l’onta della cattura. Solo 28 furono fatti prigionieri dagli americani.
La Battaglia di Attu passó alla storia per essere stata l’unica battaglia terrestre in suolo statunitense di tutta la Seconda guerra mondiale.
Fu l’ennesima feroce tempesta che sconvolse queste isole e la pace dopo il nubifragio fu davvero breve.
Al termine del conflitto bellico infatti, per motivi ancora non del tutto chiari, tutti coloro che avevano almeno un ottavo di sangue aleutino furono deportati in vari campi dell’Alaska, campi che per il rigore e gli stenti alcuni arrivano a chiamare veri e propri campi di concentramento e qualcuno arrivò a parlare dell’eccidio del popolo aleutino. Il 10% dei deportati infatti morì senza far mai ritorno nelle isole natie.
È un fatto storico che negli Usa è poco conosciuto, quasi nascosto, venne alla luce recentemente grazie a documenti pubblicati dal governo russo.

La base militare dell'isola di Adak

Nell’isola di Adak, attualmente abitata da 326 abitanti e distante ben 700 km da Dutch Harbor, fino a pochi anni fa c’era ancora una base militare americana la Adak Army Base and Adak Naval Operating Base (NAVFAC Adak), dalla quale fu organizzata la riconquista delle isole di Kiska e Attu.
C’erano 6000 persone e fu chiusa ufficialmente il 31 marzo 1997, tutte le installazioni abbandonate sono ancora oggi visitabili. Attualmente vengono organizzati dei tour guidati per visitare l’isola e tutto quel che rimane del vecchio campo militare, compresi un college, un ristorante McDonald’s, un chiosco di gelati Baskin-Robbins, un cinema, una pista di pattinaggio, piscina, ski lodge, piste da bowling, tiro al piattello, negozio e campi da tennis. Nel 1990 fu costruito un ospedale di 18 milioni di dollari, appena sette anni prima della chiusura definitiva della stazione.
É rimasto solo l’aeroporto, ancora funzionante, che ora è un aeroporto civile, Alaska Airlines opera due volte alla settimana con il servizio di trasporto passeggeri Boeing-737 dal Tom Madsen Airport di Anchorage. Al momento i voli operano ogni mercoledì e sabato (sempre tempo permettendo).

Dutch Harbor

L’altro aeroporto delle isole, più turistico ma più piccolo, si trova a Unalaska, da Anchorage la piccola compagnia Penair offre il volo che dura 2 ore e mezza con dei piccoli Saab 2000.
É uno degli aeroporti piú pericolosi del mondo, visto che la pista di atterraggio è piccola e le vie di fuga inesistenti.
É sicuramente Dutch Harbor-Unalaska, nell’isola di Unalaska il punto di partenza ideale per una vacanza da queste parti, essendo il centro abitato più popolato ed avendo anche il Grand Aleutian Hotel, moderno e confortevole hotel a 4 stelle, l’unico di questo livello nella zona.

Unalaska Dutch Harbor - Author Wanetta Ayers - Public Domain

Appena arrivati una semplice occhiata al porto fa capire che l’attività economica principale dell’isola è la pesca, decine di navi vanno e vengono in queste insenature ricche di pesce, che riforniscono non solo gli Usa ma anche altre nazioni come l’ex odiato nemico Giappone, uno dei principali importatori di pesce aleutino. È curioso il fatto che il posto che nelle nostre città e piazze è occupato dai piccioni, qui per via del mare pescoso, è occupato dalle aquile calve, che popolano la zona rappresentando, se non un pericolo per lo meno un fastidio per gli abitanti. Ci sono casi di cronaca di persone attaccate da questi animali, mentre trasportavano del cibo. Niente di grave, solo un po’ di spavento e il cibo che vola via.
Avete capito che qui ci sono tante cose da vedere e sebbene rimanga una zona remota, siamo lontani dalla vita quasi impossibile delle Diomede o dell’isola di St.Lawrence, che si trovano più a nord.

The Cradle of Storms

Qui ci sono paradisi da vedere e da scoprire, cieli da guardare e da colorare. Montagne da scalare e sentieri da percorrere. Insenature, rocce, vulcani e dirupi a picco sul mare. Qui ci si può divertire facendo surf su onde bellissime e pericolose e lo si può fare ad ogni ora del giorno, magari di notte, con le montagne innevate di fronte e in alto lo spettacolo indimenticabile dell'aurora boreale. Certo per trovarvi in questa situazione bisogna essere molto fortunati oltre che saper cavalcare le onde. Certo anche qui la natura ha i suoi capricci, è maestosa e tirannica. È un'onda in grado di travolgere tutto e tutti in un secondo, come sa millenni accade in queste terre attraversate dalla potenza della storia, dalle sue bizze e dalle sue violente tempeste. Perchè se arrivate fin qui non dovete mai dimenticare che vi trovate nel posto in cui sono nati i venti, nella culla delle tempeste.

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