Isola di Southampton - The Lost city of the North

Isola di Southampton - The Lost city of the North

C’è stata una notte, piú di cento anni fa, in cui lo sciamano del villaggio dovette fronteggiare la peggiore situazione mai vissuta prima a Tunirmiut.
Uomini, donne e bambini, uno dopo l’altro si ammalavano: febbre altissima, deliri, convulsioni, nessuno si reggeva in piedi, alcuni morivano.
Era l’autunno del 1902 nell’isola di Southampton, una delle tantissime isole dell’Arcipelago Artico Canadese, una delle più grandi.

L’epidemia mortale

L’unico a non essere preoccupato era proprio lui, l’angakoq, lo sciamano. Lui era il tramite tra il mondo degli spiriti e il mondo dei vivi, una guida spirituale che aveva tutte le risposte a tutti i problemi della comunità, colui che sapeva quando bisognava andare a caccia o a pesca e sapeva spiegare il perché una balena sfuggiva alla cattura.
Glielo dicevano le divinità, quelle forze spirituali animali chiamate tunghat.
Attorno a un fuoco, all’aperto, l’angakoq usciva dal suo corpo mortale per vedere tutti e tutto dall’alto. La situazione era tragica, nessuno capiva cosa stesse accadendo, tranne lui ovviamente. Lui sapeva come far guarire i malati, bastava creare una piccola figurina di legno ad immagine e somiglianza di ogni malato e indicare in che parte del corpo ci fosse la malattia. Era necessario perforare la figurina e, a volte, anche il malato.
Si chiamavano Aarnguaq, erano dei piccoli amuleti non più alti di 5 cm e avevano vari scopi magici, tra cui portare fortuna e, all’occorrenza, guarire i sofferenti. Erano le piccole anime delle persone che lo sciamano mostrava agli spiriti, i quali poi lo guidavano a scacciare ogni male terreno. Nel delirio mistico, tra febbre, dolori, amuleti e corpi umani, risuonava il battito di rudimentali tamburi che accompagnavano il rito.
Ma quella volta, nell’autunno del 1902, l’unico risultato che ottennero fu accelerare la morte delle persone, tra atroci patimenti. Non funzionavano i riti magici, gli spiriti tunghat se ne fregavano altamente degli amuleti e dei tamburi. Il problema era che uno ad uno, tutti gli abitanti del villaggio finivano per contrarre un virus assassino, probabilmente tifo, contagiato pochi giorni prima da un marinaio scozzese, facente parte della ciurma di una baleniera, la Active, partita pochi mesi prima dal porto di Dundee e che era in procinto di attraversare il famoso Passaggio a Nord-Ovest.
La baleniera si era fermata per una sosta a Cape Low, nella parte meridionale dell’isola, dove due abitanti del villaggio di Tunirmiut, zona attualmente chiamata Native Point, si trovavano in perlustrazione. Il contatto con un marinaio infetto e la lora assenza di anticorpi fece ammalare uno di loro, che nel giro di poco non fu piú in grado di reggersi in piedi e fu portato nel suo villaggio da altri Inuit.

L’estinzione dei Sadlermiut

Fu questo l’inizio del contagio. che ebbe esiti catastrofici nella comunità dei nativi di etnia Sadlermiut, provocando l’estinzione definitiva di quella particolare tribù nativa, che viveva nell’isola e nelle vicine isole di Walrus e Coats.

Sadlermiut man on an inflated walrus skin.
Captain Lyon's drawing of a Sadlermiut in 1824. The Eskimo came out to the ship on a float of three inflated seal-skins which he prpelled by a slender paddle of whale's bone. The flint-headed arrow and two dreied salmon were a peace-offering. (By: W. E. Taylor: The Mysterious sadlermut. In: The BeaverWinter 1959, Hudson's Bay Company, page 29) This image is available from Library and Archives Canada under the reproduction reference number C-150740 and under the MIKAN ID number 2838071

Dei Sadlermiut si sapeva poco fino ad allora, tranne che erano degli esquimesi particolari, diversi dagli altri, riservati, isolati e che soprattutto parlavano una lingua diversa dagli altri e non comprensibile agli altri Inuit.
Di loro ce ne parlano gli autori Karen Ryan e Janet Young, nel loro prezioso lavoro Identification of a Probable Aarnguaq in a Sadlermiut Grave from Native Point.
Ci sono testimonianze sia di marinai europei, sia di altri Inuit della zona che consideravano i Sadlermiut diversi da loro.
Curiosa è la testimonianza di due Inuit che raccontarono di aver visto dei nativi Sadlermiut nella stazione di lavoro di Cape Low giocare a calcio con altri esquimesi, nei primi anni del 1900.
È un’immagine che fa sorridere e che ricorda un po’ qualche scena di film di Gabriele Salvatores, ma in un’atmosfera e in un contesto molto più esotico: la pianura spoglia e gelida di un’isola sperduta nella baia di Hudson, più di cento anni fa.
Nell’inverno 1903 non era rimasto al mondo nessun Sadlermiut, considerati gli ultimi rappresentanti della cultura pre-esquimese Tuniit.

The Lost city of the North

Di loro ci rimangono ancora oggi dei resti archeologici visibili nella zona di Native Point, nella penisola di Bell, parte sud orientale dell’isola di Southampton, quella che qualcuno chiama The Lost city of the North. Proprio qui fu trovato uno di quei amuleti rituali conosciuti col nome di aarnguaq, proprio accanto a una tomba che custodiva il corpo di una donna.
L’amuleto mostra due fori, uno in testa e uno sul ventre e anche il corpo trovato accanto, presenta delle malformazioni proprio in quei punti del corpo, fatto che lascia pensare proprio ai sanguinosi riti di guarigione degli sciamani e forse la morte della donna avvenne proprio nel periodo dell’epidemia di tifo che sterminó la popolazione.

Isola di Southmapton - Baia di Hudson. Author Kelisi at en.wikipedia - Under the terms of the GNU Free Documentation License

L’isola venne ripopolata qualche anno dopo da popolazioni inuit della zona e fu creato il centro abitato di Coral Harbour, attualmente l’unico di tutta l’isola, che coi suoi 41 mila kmq è, per farci un’idea, quasi il doppio della Sardegna, a fronte di poco più di 800 abitanti.
Fu scoperta per la prima volta dall’esploratore gallese Thomas Button nel 1613, fu lui a dare il nome all’isola per via del suo aristocratico finanziatore, Henry Wriothesley, conte di Southampton, mecenate anche di William Shakespeare.
Tutto l’Arcipelago Artico conta più di 36 mila isole, di cui, la gran parte sono disabitate e inabitabili.
Amministrativamente fanno parte dei due territori canadesi: i Northwest Territories (confinanti con l’Alaska) e il grande e giovane territorio di Nunavut.

Nunavut: la nostra terra.

Questo territorio, il cui nome in lingua locale significa “La nostra terra” è stato costituito nel 1999 e rappresenta il sogno di una grande terra artica unita, popolata e amministrata da nativi inuit. Le tre isole principali dell’Arcipelago Artico, Ellesmere Island, Victoria Island e Baffin Island, sono tra le dieci isole più grandi del mondo. Iqaluit è il centro abitato più importante, nella zona meridionale dell’isola di Baffin ed è anche la capitale amministrativa di tutto il territorio Nunavut, coi suoi 6600 abitati, numero che a queste latitudini la converte in una vera e propria città.

Skyline of Iqaluit, Nunavut, during the winter - Author Aaron Einstein (Aaron Lloyd) This document under the terms of the GNU Free Documentation License

Le quattro grandi regine del freddo nel nord del mondo sono la Siberia, l’Alaska, la Groenlandia e una zona meno conosciuta e forse anche più particolare per la sua conformazione: l’estremo nord del Canada.
In comune hanno tratti somatici simili, culture simili che in qualche momento della storia sono state un tutt’uno, estremo isolamento, condizioni climatiche estreme e una situazione sociale particolare e delicata. E il territorio di Nunavut non fa eccezione.
Il tasso di omicidi è 1000% più alto rispetto alla media canadese, a livelli del Messico o Guatemala. Il tasso di suicidi è 40 volte più alto che il resto del Canada.
Il freddo e l’isolamento perenne hanno creato una cultura del silenzio, in cui tutti i fatti più terribili vengono nascosti, soprattutto agli occhi dei qallunaat, i bianchi non inuit.
Il sogno dello stato etnico inuit per molti è in grave pericolo, a 18 anni dalla sua creazione.

Commenti

Your browser is out-of-date!

Update your browser to view this website correctly. Update my browser now

×