Storie di calcio: la isla Maciel

San Telmo è un quartiere storico di Buenos Aires, il più piccolo di tutti.
É un barrio antico, meta turistica, famoso per uno dei monumenti viventi di tutta l’Argentina, il tango.
Pochi sanno che San Telmo ha anche una squadra di calcio, il Club Atlético San Telmo, conosciuto col soprannome di El Candombero, attualmente militante nella Primera B Metropolitana, la terza serie argentina.
San Telmo gioca in uno stadio molto particolare, che non si trova nel quartiere e tecnicamente non si trova neppure nella città di Buenos Aires ma in periferia.
La sua particolarità è che è stato costruito nella Isla Maciel, un’isola sul fiume Riachuelo, che confluisce nel Río de la Plata e che si trova proprio di fronte alla città di Buenos Aires, a 10 minuti d’auto, ma nella località di Avellaneda, esattamente nel quartiere chiamato Dock Sud.
Il clásico, cioè il derby, lo gioca proprio contro i cugini del Dock Sur, in quello che è considerato il secondo clásico di Avellaneda, dopo il ben più noto Racing-Independiente. All’isola Maciel si arriva in due modi, quello tradizionale attraverso il ponte Nicolás Avellaneda o in modo più locale, prendendo una canoa che in 5 minuti vi porta dall’altra parte del Riachuelo. Il servizio costa pochi pesos (ma l’inflazione si fa sentire anche qui) e non è ufficiale, diciamo che è proprio illegale, ma nessuno dice nulla.

La sede del Club - Creative Commons Atribución-CompartirIgual 4.0 Internacional

Più di cento anni fa questa era un’isola tranquilla, abitata soprattutto da italiani immigrati, ora il quartiere dentro l’isola è poverissimo, fatto di case umili e fatiscenti, i servizi sono scarsi e scadenti, l’illegalità là fa da padrone: violenza, droga, spaccio, prostituzione, che si mischiano a interessi politici, legati alla tifoseria. Un’isola che molti media argentini chiamano la isla del terror.
E in mezzo all’isola c’è lo storico stadio Osvaldo Baletto, conosciuto come La fortaleza, fondato più di 80 anni fa.
Tecnicamente nonostante sia conosciuta come isla, non è neppure un’isola, ma il suo isolamento sociale oltre che geografico è marcatissimo. Un tempo, parecchi decenni fa era una sorta di quartiere a luci rosse di livello bassissimo, popolato come era da postribulos, fatiscenti case d’appuntamento. La barra brava, cioè gli ultras, di San Telmo, sono considerati tra i piú pericolosi di tutta l’Argentina, e non poteva essere altrimenti visto il tessuto sociale in cui vivono. Molti di loro confluiscono nella barra brava di Boca e di Independiente, ma soprattutto vengono utilizzati come una sorta di mercenari, da esponenti politici di vari schieramenti, quando c’é bisogno di creare disturbi in manifestazioni o quando bisogna generare un po’ di paura.
Tutta una serie di loschi personaggi circolano intorno al mondo della Isla Maciel e della tifoseria del San Telmo, nomi conosciuti e temuti da tutti, perfino dalle forze dell’ordine. Ancora oggi l’isola è praticamente in mano a varie pandillas che si fanno la guerra tra loro.

Giocare in questo stadio è, per ovvie ragioni, un inferno, perché non si tratta di un ambiente ostile, si tratta proprio di un ambiente fuori controllo, dove morire per nulla è la normalità. Anche per una partita di calcio. Qui un estraneo non può entrare, se non accompagnato dalla polizia, quando succede qualcosa di grave, le ambulanze e i medici si rifiutano di entrare, se non scortati dalle forze dell’ordine.
Nel 2006 e per ben 5 anni lo stadio fu chiuso e fu proibito lo svolgimento di attività sportive ufficiali, a causa di una battaglia campale scatenata dalle due tifoserie prima dell’inizio dell’incontro con Talleres de Remedios de Escalada.
Ma non fu la prima né l’ultima partita con disordini gravi, tant’é che le sospensioni dello stadio sono all’ordine del giorno. Negli ultimi anni, non essendo permesso alla tifoseria ospite di andare il trasferta, i problemi sono stati limitati, ma lo stadio, ormai vecchio è stato ridotto di capacità, perché una tribuna è letteralmente pericolante.

Il club fu fondato nel 1904 ed ebbe il momento di massima gloria nel 1976, anno in cui per prima e ultima volta riuscì a disputare il campionato di Primera división. Quell’anno debuttò in prima squadra nel campionato argentino un certo Diego Armando Maradona. San Telmo ebbe un buon inizio ma piano piano la squadra perse smalto, subendo un 7-1 contro il River di Passarella e una serie di 13 sconfitte consecutive che ne sancirono il ritorno nelle serie minori. Ma ci fu una partita che rimarrà sempre nella storia di questo club, una vittoria 3-1 contro i campioni del Boca. Fu una vittoria che scatenò l’entusiasmo dell’intera isola e ancora oggi non è difficile, parlando con qualche abitante del posto, sentire racconti, ormai lontani nel tempo, di quella grande vittoria e di quella gioia immensa che nessuno dimenticherà mai nella isla Maciel, l’isola del terrore.

Calcio e dittatura: la storia di Antonio Piovoso

Antonio Enrique Piovoso, nasce a La Plata, capoluogo della provincia di Buenos Aires, il 13 agosto del 1953. Tifosissimo del River Plate, il suo idolo sportivo era Hugo Orlando Gatti, conosciuto da tutti come El Loco Gatti, storico portiere di River, Boca e della nazionale argentina con la quale partecipò anche al mondiale del 1966 in Inghilterra.
Conosciuto comunemente come ‘el Tano’, tipico soprannome di argentini di origine italiana, aveva un look tipico degli anni ‘70: capelli lunghi, basette folte, barba incolta, pantaloni Oxford.

Il mistero del paese degli infedeli

Dennehy è un minuscolo paesello a 240 km da Buenos Aires, nella regione pampeana. Per arrivarci bisogna percorrere dalla strada nazionale 5, quattro km di strada sterrata, che d’inverno sono spesso impercorribili a causa del fango e d’estate somigliano a una strada polverosa del vecchio west.
Tutto intorno campi di grano e di soia.
Ormai pochissime persone ci vivono, essendo rimasti meno di 100 abitanti, sparsi nelle case isolate.
In realtà il nome ufficiale del paesello è Marcelino Ugarte, ma tutti lo conoscono come Dennehy.

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